Wednesday, June 6, 2012


Gli insediamenti residenziali nell’isolato urbano - 1960/2010
Complesso Residenziale Preston/ Complesso residenziale Copenhagen
James Gowan e James Stirling / Bjarke Ingels.


<< In Europa e negli Stati Uniti nel corso degli anni sessanta ... si rapresenta una critica al modello per le case alte, isolate e immerse nel verde. ... La formula é quella del low rise- high density che intende limitare le altezze ai tre o al massimo ai quattro piani sopraterra ... Il tema prevalente della progettazione planimetrica diviene quello della continuità che si concrettizza attraverso la definizione di una serie di spazi, all’interno e all’esterno del complesso, che formano strade, piazze, entrate, punti di sosta e valorizzano il contesto accetando le regole di formazione. All’interno di questa nuova impostazione “il tessuto” diventa la parola chiave. Il terreno in questo contesto non é più un vassoio su cui poggiare i volumi, ma una sorta di mappa modulata, un tapppeto da progettare come un insieme in cui interagiscono spazi, strade, edifici, sistemi verdi e lastricati....>> [1]
Per capire meglio come si implemettono questi cambiamenti all’interno degli isolati urbani si mettono a confronto due progetti che anche se lontani nel tempo di mezzo secolo, presentano alcuni elementi basilari assomiglianti tra di loro. Gli insediamenti residenziali sono Case a Preston di James Stirling (<<uno dei architetti di maggiore successo internazionale negli anni ’70>>[2]) e James Gowan, in Inghilterra, con 8 House di Bjarke Ingels, in Copenhagen, Denmark.
In tutte a due i casi é molto importante il rapporto che essi instaurano “all’esterno” con il contesto, ma in modo particolare, é molto importante anche l’intenzione degli architetti di richiamare al loro “interno‟, un pezzo di città, creando una piazza, un luogo aperto, una strada che connette lo spazio pubblico con quello privato, l'enfatizzazione dello spazio in between, etc.!





Arch. Etleva Dobjani

[1] A. Saggio, Architettura e Modernità, Carocci, Roma 2010, pag. 226
[2] A. Saggio, Architettura e Modernità, Carocci, Roma 2010, pag. 278

Monday, May 7, 2012


5 DOMANDA.
“ARCHITETTURA E MODERNITÀ”. OTTAVA PARTE

Con il progetto della Torre dei Venti, in Yokohama, Toyo Ito crea un architettura sensibile e reattiva capace di mutare costantemente. La Torre, si modifica interattivamente seguendo il flusso della vita e delle situazioni lungo il mutare delle ore del giorno e della notte. Questo comporta delle innovazioni per le:


a. Interconnessioni dinamiche del mondo dell’elettronica in architettura.
b. Per i suoi 21 metri di altezza
c. Per il buon intervento sulla torre preesistente in cemento armato, costruita negli anni '60
d. La sua planimteria circolare
e. Per l’uso della superficie metallica come rivestimento della pelle.



4 DOMANDA.
“ARCHITETTURA E MODERNITÀ”. OTTAVA PARTE

Quale secondo le ulteriori affermazioni non esprime L'Interattività secondo le affermazioni dell’autore;

a. É il catalizzatore dell’era informatica in architettura
b. Pone al centro il soggetto
c. Indica la possibilità di creare modelli interconnessi e mutabili di informazione continuamente riconfigurabili
d. Indica un idea di continua “riconfigurazione spaziale”
e. Indica l’abilità di saper muoversi bene nello spazio virtuale.

3 DOMANDA.
“ARCHITETTURA E MODERNITÀ”. OTTAVA PARTE

Chi é Marcos Novak?

a. É architetto, artista e musicista, riconosciuto come il padre della Architettura Fluida e della Transarchitettura.
b. É filosofo, interessato molto nell’era informatica che induce lo sviluppo globale.
c. É architetto, basato nella geometria euclidea.
d. É il regista del film Avatar.
e. É un matematico, riconosciuto per la creazione dei software di modellizzazione di 3D. 


2 DOMANDA.
“ARCHITETTURA E MODERNITÀ”. OTTAVA PARTE

Secondo Michael Leyton, nel suo libro  La forma come memoria, la forma architettonica é:

a. L’esito finale di un processo derivante di un diagramma iniziale attraverso gli eventi e le diverse componenti che ne determinano lo sviluppo,
b. Un catalizzatore di memoria,
c. Risultato di un analisi territoriale,
d. L’assemblaggio di forme pure ,
e.La simetria e le norme auree proporzionali, composte insieme

1 DOMANDA.
“ARCHITETTURA E MODERNITÀ”. OTTAVA PARTE

Cos’è il processo Skin In usato nello studio di Gehry?

a. É la creazione dell’architettura che passa dalla formazione della pelle, alle orditure secondarie, alla struttura e poi alla conformazione degli spazi
b. La creazione della forma architettonica che passa dalla griglia strutturale verso verso lo spazio esterno, fino alla pelle dell’edificio.
c. Il processo che “spoglie l’edificio” dalla sua pelle per mettere in evidenza la sua struttura portante
d. Il sistema che serve a calcolare la trasmitanza termica della pelle per migliorare lo spazio vissuto nell’inetrno della costruzione
e.Il procedimento che tramite l’uso dei computer serve a cambiare le proprietà termiche della pelle. 

Sunday, April 15, 2012


Lo sguardo verso l’esterno
IL RAPPORTO TRA SPAZIO INTERNO E SPAZIO ESTERNO


Lo spazio secondo Aristotele è finito e limitato dalla sfera del cielo verso l'alto e dal centro di questa verso il basso. Il luogo, inteso come limite dello spazio, contiene i corpi dalla loro gravità, perciò lo spazio riempito al suo interno viene divisa in parti sempre più piccoli.

Nell’enciclopedia italiana di Trecciani lo spazio, deriva dal latino spatium, che deriva dal patēre “essere aperto” e prende diversi significati come contenitore di tutte le cose materiali, o il luogo in cui i corpi stanno e si muovono, lo esplorano.

In architettura lo spazio e la sua composizione viene definita da strutture architettoniche, sia all’interno degli edifici, sia all'esterno di essi. La sua composizione delimitata tra gli elementi fisici degli edifici (paretti e soffitti), diventa il nocciolo delle attività architettoniche.

Come dice anche Bruno Zevi, nel suo libro Saper Vedere l'Architettura, ... l'architettura non deriva da una somma di larghezze, lunghezze e altezze degli elementi costruttivi che racchiudono lo spazio, ma proprio dal vuoto, dallo spazio racchiuso, dallo spazio interno in cui gli uomini camminano e vivono. La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l'uomo ne resta all'esterno, separato, guarda dal di fuori le tre dimensioni. L'architettura invece è come una grande scultura scavata nel cui interno l'uomo penetra e cammina...




MAXXI, Il Museo nazionale delle arti XXI secolo, Roma (Zaha Hadid)


Una volta costruita, lo spazio architettonico diventa lo scenario dei nostri movimenti, gesti, percorsi che ci permettono ad apprezare ed esplorare uno spazio di un ambiente dato. Essa può essere chiusa verso l’esterno e concentratto su se stessa, o aperta verso l’ambiente esterno tramite le aperture.

Cosi lo spazio architettonico, prende vita quando si limita da oggetti o elementi che fanno da confine. Può essere circoscritto da un muro continuo o una serie di muri paralleli perforati ma anche da una serie di collone che, anche se distanti tra loro, creano una spazio virtuale.

Il limite da noi costruito fa nascere cosi l’interno ed esterno. Ogni luogo duratore é segnato da limiti: la camera, il municipio, la piazza del mercato e, talvolta, persino l’intera citta.[1]

Ogni collegamento tra interno ed esterno, o fra due luoghi di proprietà diverse deriva da differenziazione o transizione, interruzione della soglia e continuità, passaggio... lo spazio di transizione, lo spazio in-between prende cosi un importanza di collegamento, di continuità, di cucitura tra due diversi livelli, diventa cosi una soglia da superare, un luogho di scambio tra fenomeni opposti.

Nel libro Lessons for Students in Architecture, H. Hertzberger chiama spazi in between l’entrata degli edifici, i balconi, le terrazze, le connessioni tra diversi edifici, le scale etc.
H. Hertzberger, Lessons for Students in Architecture
Cite Napoleon, 1849, Paris

Montessori primary schoolDelft, Netherlands, 1960-66
La porta o la finestra, queste discontinuità della parete confinante concepite come spazi di transizione, danno la possibilità di connettersi fisicamente o visualmente con l’altro spazio esterno, fanno da collegamento tra pubblico e privato, tra il colletivo e l'individuale, tra luoghi sicuri e insicuri ...


L’edificio, protetto dal suo recinto, modella lo spazio esterno di essa (la piazza pubblica, il mercato, la strada, il giardino) e l'uomo cambia ogni spazio secondo le attività che  svolge in essa, per esempio il mercato e la piazza diventano luoghi di scambio di mercie e di idee, luoghi di incontro, di socializzazione ... Ogni luogo ha la sua importanza, la sua storia, la sua diversa relazione con gli oggeti che gli appartengono.



Piazza Ducale di Vigevano



... Il luogo, secondo Pierre Von Meiss, nasce da modi di agire e da comportamenti convenzionali legati a schemi concettuali, da situazioni spaziali, di luce, di forma e di tessitura degni di essere ricordati. ... Per diventare convenzione il luogo ha bisognio di stabilità temporale e di caratteristiche fisiche riconoscibili, che suggeriscono delle esperienze sociali-culturali precise.
Alcuni luoghi sono destinati ad essere pieni di azione, di attività di scambio e altri invitano a rilasarsi, ad isolarsi, alcuni sono più adatti allo spazio di sosta e altri di movimento. Costruiamo cosi spazi, ogetti, tessuti che insieme danno l’ide del luogo.
Herman Hertzberger, realizza nel 1972 il Centraal Beheer a Apeldoorn. In questo progetto l’architetto realizza una gerarchia diversa di spazi tramite le diverse balconate in altezza, spazi alti e bassi creando diversi spazi divisi cercando cosi di creare diversi luoghi possibili.



Centraal Beheer a Apeldoorn, 1972, Herman Hertzberger

Negli ultimi decenni, lo spazio esterno ha preso una grande importanza. Si parla molto di paesaggio, layering[2], strati diversi del contesto che uniti tutti insieme diventano il motore del nostro nuovo progetto, eliminando i schemi rigidi spaziali a favore delle fruizioni dinamiche create tramite i processi creativi.



Central Building-BMW, Leipzig, GermanyZaha Hadid



-  Zevi , B., (1948), Saper Vedere l'Architettura ,  Einaudi.
-  Hertzberger, H., (2001), Lessons for Students in Architecture, 
-  Von Meiss, P., (1992), Dalla Forma al Luogo, pp. 160, Milano, Italy
-  Saggio, A. (2010), Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione industriale, Roma



[1] Von Meiss, P. 1992, Dalla Forma al Luogo, pp. 160

[2] Saggio, A. (2010), Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione industriale, pp. 377, Roma